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Inquinare di meno si può PDF Stampa E-mail

Si può inquinare di meno!

La rivista Nature ha pubblicato un interessante studio svolto da due ricercatori italiani: Giulio De Leo, del dipartimento di scienze ambientali dell'università di Parma; Marino Gatto, docente di ecologia all'università di Milano.

 

Secondo lo studio dei due ricercatori si può inquinare di meno risparmiando. Ad esempio, in Italia si potrebbero risparmiare fino a 1.500 milioni di euro (circa 2 miliardi e mezzo di franchi svizzeri) l'anno se si abbattessero le emissioni dei gas serra. Su Nature viene esposto il loro punto di vista sui costi dell'applicazione del protocollo di Kyoto. Essi contestano chi sostiene che l'applicatibilità del protocollo di Kyoto, che impone precisi obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas serra entro il 2008-2012, potrebbe comportare un onere finanziario insostenibile per i bilanci governativi. "Siamo di fronte a una scusa che non regge", sostengono, precisando che ai costi industriali è doveroso aggiungere pure i danni, cagionati dalle emissioni inquinanti, alla salute dei cittadini e all'ambiente.

In definitiva, coloro che si oppongono al protocollo di Kyoto non tengono conto di tutte quelle spese sostenute per riparare i gravi danni causati dall'inquinamento. Queste onerose spese, che non sono previste nei bilanci aziendali, sono chiamate in gergo tecnico «esternalità» e vengono suddivise dagli economisti in globali e locali.

Le prime, riferite all'aumento dei gas serra nell'atmosfera, derivano dal depauperamento della biosfera e dai mutamenti climatici del globo: alzamento delle temperatura, scioglimento dei ghiacci con il conseguente aumento del livello dei mari, desertificazione, eventi climatici eccezionali (uragani, tornadi, eccetera).

Le seconde sono riferite all'inquinamento su aree regionali: spese sanitarie a causa della cattiva qualità dell'aria, aumento di gravi malattie respiratorie e tumori, manutenzione straordinaria di monumenti e palazzi anneriti dalla fuliggine, danni all'agricoltura causati dalle piogge acide.

Giulio De Leo e Marino Gatto, insieme ad Andrea Caizzi e Luca Rizzi del Cesi (Centro elettrotecnico sperimentale italiano), hanno portato a termine una ricerca comparativa sui costi associati al settore energia elettrica, che in Italia emette nell'aria circa un terzo delle emissioni di gas serra. Sulla scorta dei dati forniti dall'Enel, dall'Eni, dall'Enea e dal Cesi, e delle stime concernenti le esternalità fatte dalla ricerca europea «Externe», gli studiosi hanno tracciato alcuni ipotetici scenari per la produzione energetica italiana del 2010.

I ricercatori ritengono che una politica impregnata su una sostanziale riduzione dei costi industriali, ma, consecutivamente, con l'obiettivo vincolato di ridurre le emissioni del 6,5 per cento, come richiesto dal protocollo di Kyoto, consentirebbe un mega risparmio netto di 1521 miliardi di euro, con una spesa di produzione di soli 308 milioni di euro l'anno. Per raggiungere questo risultato basterebbe applicare una sostanziale riduzione dei consumi di olio combustibile e carbone, obtando all'utilizzo del gas naturale e delle fonti rinnovabili come: l'energia idroelettrica, l'energia eolica e l'energia fotovoltaica.

Massimo Bertolucci

Fonte: http://www.ecplanet.com/

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