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sab 20 luglio 2019
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Il cemento a San Lanfranco PDF Stampa E-mail

Lettera di Giorgio Boatti

Paviameteo dice no alla cementificazione della cittàPresentiamo qui la lettera scritta da Giorgio Boatti, e pubblicata su "La Provincia Pavese", in merito al noto e triste tema della cementificazione dell'area prossima alla Basilica di San Lanfranco.

Nel nostro piccolo, pensiamo che la costruzione della tettoia di piazza della Vittoria, del fallimento di alcuni progetti edilizi, del netto calo del numero di abitanti di Pavia città, non abbiano insegnato assolutamente niente.

Qui non si tratta di essere ambientalisti ed esponenti di Green Peace, ma di avere quel minimo di buon senso per capire che, davanti ad una Basilica di rara antichità, non si può e non si deve costruire.

Paviameteo non vuole che la propria città raggiunga la lunghezza d'onda di alcuni paesoni del nord milanese, iper cementificati e con pochi sprazzi verdi.

Sarebbe ora di pensare ad aumentare la qualità della vita dei nostri cittadini, piuttosto che continuare, senza riuscirvici, ad aumentarne la quantità.


Ecco la lettera.

La notizia che proprio accanto alla antica basilica pavese di San Lanfranco vogliono piantarci una bella lottizzazione edilizia da centomila metri quadri continua ad accendere reazioni, a tenere con vigore le pagine di questo giornale.E’ un segno di vitalità, di consapevolezza, di partecipazione al futuro della città che la politica farebbe bene a non sottovalutare. Poichè la scelta urbanistica rovesciata su San Lanfranco contiene una rude concretezza.
Parla più di tante belle parole rovesciate dentro il Pgt, il piano di governo del territorio elaborato dalla giunta del Mezzabarba.
Qui si vedrà davvero chi e come, al di là delle promesse e della rassicurazioni, tiene davvero la barra sul futuro della città. E’ su faccende come queste che si mette alla prova non un sindaco Cattaneo o un assessore Fracassi, ma tutta una comunità, quella in cui ogni cittadino deve sentirsi una sorta di «assessore al futuro», responsabile di una «città avuta in prestito» da chi ci ha preceduto. E da consegnare alle generazioni che verranno.
L’eventuale autorizzazione ad edificare indica un conflitto di vocazioni, su quello che Pavia vuole essere e diventare, delineato con chiarezza da cartolina. Oggi scendendo verso San Lanfranco dalla superstrada di Bereguardo, cosa vediamo? Vediamo la mole rossa della basilica. Vediamo il suo poderoso campanile. Se ci avviciniamo ci viene incontro, incantevole nella sua semplicità, la piazzetta davanti alla chiesa. Cogliamo l’eleganza di un complesso di edifici e di chiostri su cui finalmente si sta cercando di mettere mano e restaurare. Un patrimonio che appartiene a tutto questo territorio. Perchè San Lanfranco è parte fondamentale di quel cammino d’arte e di fede che nei secoli scorsi i nostri padri hanno scandito lungo il Ticino. Delineando il succedersi di luoghi sacri come San Michele e San Teodoro, San Salvatore e San Lanfranco che costituiscono le gemme di una collana che meriterebbe davvero di comporsi nel Parco delle Basiliche.
Ma quei centomila metri circostanti di proprietà del Policlinico San Matteo devoluti a una ennesima lottizzazione, mettono fine non solo al sogno di qualsiasi parco ma perfino di una decente tutela dell’antica basilica. San Lanfranco e tutto il complesso che l’attornia dialogherà con un boschetto di palazzine che riempiranno l’area tra via Riviera, via Adda e la superstrada che corre verso la tangenziale.
Forse voi siete convinti ancora che tangenziali, superstrade e strade di gronda varie vengano progettate per accogliere e incanalare la pressione di numero sempre maggiore di mezzi. Quei mezzi su gomma che - in un Paese come il nostro che non cura il trasporto pubblico, soprattutto su rotaia - servono a trasportare persone e merci. L’ipotesi che le strade servano a questo, è esatta ma al tempo stesso riduttiva. C’è una seconda ipotesi, aggiuntiva a questa, che vede le strade diventare di fatto la perimetrazione di aree che, vincolate o comunque sottratte alla speculazione edilizia, diventano poi altra cosa.
Si impongono come i contorni di uno spazio vuoto che qualcuno non vede l’ora di riempire. Guardate per esempio il tratto della superstrada che dal quartiere Pelizza va verso l’autostrada A7 in parallelo alla strada bereguardina. Per una ventina d’anni lo spazio frapposto tra le due strade era, agli occhi di tutti, una distesa verde e coltivata. Altri invece - che forse avevano opzionato a tempo l’area - vedevano qualcosa di diverso: uno spazio vuoto da riempire.
Dato tempo al tempo, ecco spuntare una fungaia di palazzi, villette, palazzoni che ora disegnano lo scorante profilo della città intravista da occidente. Lo stesso sta accadendo in tante località della provincia. E anche nel capoluogo, da Mirabello alla Sora sino alla tangenziale che ad oriente corre verso l’Oltrepo.
Quanto di errato è stato seminato negli scorsi anni dalla politica urbanistica pavese viene raccolto e continuato dai successori, d’altro colore politico, succeduti al vertice del Mezzabarba e di altri centri grandi e piccoli del Pavese, dell’Oltrepo e della Lomellina.
Seminare promesse di rispetto del territorio e poi mietere cemento e mattoni sembra essere la gravosa contraddizione di una classe dirigente incapace di offrire un progetto strategico complessivo di identità di una città che, invece, quasi fosse una crostata da pappare, viene intravista - e divorata - a fette. A spicchi... edilizi.
A Pavia a dover soffrire saranno la città e le sue più autentiche vocazioni che, da scelte urbanistiche come quelle che incombono su San Lanfranco, verranno penalizzate.
Poichè mentre con una mano si restaura l’antica Basilica, un’altra mano, seguendo il modello brianzolo di saturazione edilizia, la circonda con un nuovo quartiere di quasi mille abitanti. In nome di quale necessità, di quale patto o compensazione, di quale visione del futuro? Sarà il caso che Pavia e l’«assessore al futuro», quello che sta in ognuno di noi, ci riflettano. E si facciano sentire.

Commenti (11)
  • Raffaelo Risalvato
    credo che ciò che ognuno ha dentro viene proiettato fuori...i palazzi, l'incomunicabilità che generano... tutto nasce da paure suscitate ad arte (la sensazione di "sicurezza";) , coltivate, e poi "congelate" in spaventosi luoghi abitativi, in abitudini di isolamento, di "facciamoci gli affari nostri"; la politica è sensazione e poggia su qualcosa di molto primitivo, molto selvaggio, decidere per la gente e portarla a non avere coscienza di ciò che viene fatto, con la giustificazione razonale delle "elezioni democratiche"; Pavia può ancora essere salvata, dipende da tutti, nessun mq ulteriore può essere benedetto, una città con un centro spopolato o fatto di uffici è come un uomo che governa i propri pensieri con l'alluce...
  • Simona  - Oggi
    Ci sono passata oggi per andare all'isolaverde: è un pezzo di campagna stupendo con lo scorcio del duomo e dei campanili della città che non deve essere cementificata!! :evil: :angry:

    Perchè i politici fanno il contrario di quello che i cittadini desiderano :?:
  • Maurizio  - l'ipocrisa dello scarica barile
    Scaricare la responsabilità della decisione al parroco di S. Lanfranco è un ricatto che non può trovare una giustificazione di alcun tipo.
  • Re degli orologi
    Abitando in Via Mincio, quindi a pochi metri da ciò che dovrebbe (non) essere, non posso che essere d'accordo con voi; quì non si tratta di un "affaire" politico, ma di buon senso, a prescindere dal colore.
    Ma una banca, una posta però, non vogliamo farla?...
  • alexandros80  - Cemento e ipocrisia
    Appena ho saputo dell'intenzione di costruire davanti a San Lanfranco ho subito richiesto l'amicizia su Facebook al sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo e ho pubblicato sul suo profilo la mia totale disapprovazione al progetto (Tommy ne è testimone e lo ringrazio per avermi subito affiancato)...vi consiglio di fare altrettanto, magari nn servirà a nulla ma sono sicuro che quantomeno il messaggio arriverà direttamente a lui. Perchè non se ne può dai..Invece di sistemare e valorizzare i migliaia di km quadrati di aree dismesse che ci sono in Pavia, cosa fanno? Vanno a cementificare davanti ad una delle chiese più belle di Pavia, una di quelle con lo scorcio più autentico e, concedetemelo, poetico..
    Ora, ho sentito anche l'intervista a Cattaneo e sembra che non si farà nulla del genere..speriamo, ma purtroppo ho imparato a fidarmi poco dei politici!
    D'altronde il problema è molto semplice, e nasce da sbagli commessi nel tempo che hanno portato la maggior parte dei comuni a non avere attualmente una lira nelle casse. Quindi l'unico modo che hanno per portare a casa qualche soldo è quello di aumentare le aree edificabili, soprattutto quelle vergini e non quelle dismesse che hanno sotto una marea di burocrazia e di concessioni-permessi-ecc. in più. Senza capire che così si entra in un circolo virtuoso dalla quale non ne esci più: più abitanti, più spese per i servizi, più necessità di denaro, più costruzioni, più abitanti…
    E non si tratta di sinistra o destra, perché ad esempio chi ha costruito il “bellissimo” quartiere vicino al quartiere Pelizza che si vede dal raccordo autostradale Pavia-Bereguardo era di sinistra, chi vuole costruire davanti a San Lanfranco è di destra. Per non parlare di “operazioni bipartisan” tipo per le palazzine dentro il parco della Vernavola, salvo poi dire tutti “abbiamo approvato turandoci il naso…”..ipocrisia! Se volevi bloccavi tutto, visto che non avevi ancora approvato!
    Quando i politici capiranno che non si potrà andare avanti in questo modo, che bisogna investire sulla green economy, sull’eco-turismo, sul verde, sulle fonti rinnovabili?? A San Martino, dove abito, il sindaco se la tira perché sta per costruire una scuola elementare con i pannelli fotovoltaici…benissimo, però magari evita contemporaneamente di progettare un multisala in uno dei pochi campi arati che una volta circondavano la città e che adesso sono una selva di palazzine!
    Per fortuna qualche sindaco sta capendo che bisogna cambiare direzione (vedi Travacò), ma purtroppo di gente così per Pavia se ne conta sulle dita di una mano!
    Ho la ragazza di Cantù e vi assicuro che in Brianza come scrive Boatti non ci sono regole…io spero che a Pavia non si arrivi allo stesso punto, perché in futuro a mio figlio vorrò far vedere dei paesaggi come quelli della San Lanfranco di oggi, e non come quelli industriali simil-post-atomici che si vedono dal treno arrivando da Milano!!
  • riccardo
    Sono completamente d'accordo e ne approfitto per segnalare questo link e diffondere la lettera!
    Aggiungo che bisogna anche considerare il contesto della città che, nonostante l'immobilismo edilizio durato fino a qualche anno fa continuo a pensare che NON abbia bisogno di nuovi insediamenti residenziali vista la popolazione in continuo calo e la mancanza di domanda in tal senso. Se poi l'edilizia residenziale è pure di bassa qualità (si vedano le palazzine dietro San Mauro e gli orrendi casermoni giallognoli sorti lungo la nuova tangenziale est giusto per fare qualche esempio) stiamone alla larga!
  • rossella
    pienamente d'accordo e ci sarebbe da parlare anche di quanto accaduto nel siccomario e a cava... noi 30 anni fa abbiamo scelto di vivere "in campagna" e grazie al boom edilizio adesso ci ritroviamo, non per scelta, a vivere praticamente in una pseudocittà che riunisce gli svantaggi di campagna e città senza portarne i vantaggi. In più solo cemento e case orribili e tutte uguali..
  • angela  - sciempio
    Oltre allo sciempio ipotizzato (?) si aggiunge l'incredibile dichiarazione di affidare al parroco la decisione di costruire o no. Ma dove sono i nostri locali governanti (si fa per dire)? Quali sono i criteri in base ai quali il nostro parroco dovrebbe decidere e perchè lui?
    VERGOGNA!
  • georgs82  - Da cartolina...
    lì proprio no... il panorama per chi arriva dall'autostrada in quel tratto è da cartolina per la città, con il duomo in lontananza e la basilica di S. Lanfranco sulla destra... nei giorni di foehn poi con l'Oltrepò di sfondo il tutto assume ancora più bellezza..

  • Luca81  - Sto con voi
    Quotissimo Teo ed il discorso di Paviameteo e del Sig. Boatti. Così non si può andare avanti, vogliamo i parchi non ancora cemento e mattoni :angry: :angry: :angry:
  • Teo  - basta cemento
    Sono d'accordissimo con quanto detto in questa lettera.
    Si è già costruito troppo, a Pavia e nei dintorni.
    purtroppo i nostri governanti, di qualsiasi partito, pensano che il cemento si possa mangiare...
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